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La tutela dei disegni e opere dell’architettura: KIKO vs. Wjcon

La tutela dei disegni e opere dell’architettura: KIKO vs. Wjcon

La Cassazione chiarisce la definizione di “disegni e opere dell’architettura” applicando la decisione Cofemel nel valutarne la tutelabilità in forza del diritto d’autore

Arredamento d’interni e diritto d’autore

Nel 2013 la Kiko S.r.l. agì contro la Wjcon lamentando, tra varie condotte di concorrenza sleale, la riproduzione degli elementi caratteristici dei negozi Kiko da parte della Wjcon per i propri punti vendita.

Il Tribunale di Milano, con decisione 11416/15, attribuiva al lay-out di Kiko la tutela del diritto d’autore in conformità alla L. 633/41, articolo 2 n. 5 in cui si afferma che i disegni e le opere dell’architettura costituiscono oggetto di tutela sotto il diritto d’autore.

Nello specifico, la Corte dichiarava che per quanto concerne il settore degli arredamenti degli interni, si ha tutela sotto il diritto d’autore nella misura in cui “la progettazione costituisca un risultato non imposto dal problema tecnico funzionale che l’autore vuole risolvere.

In tale contesto il carattere creativo, requisito necessario per la tutela, può essere valutato in base alla scelta, coordinamento e organizzazione degli elementi dell’opera, in rapporto al risultato complessivo conseguito”.

Concordemente, il Tribunale ritiene che il lay-out di Kiko abbia carattere creativo e sia originale dal momento che non era presente sul mercato alcun simile concept.

Abbiamo già parlato di come si definisce un concept e della sua tutela: clicca qui per leggere l’approfondimento.

Concept e diritto d’autore: la conferma della Corte d’Appello

Con la decisione di marzo 2018 (n. 1543/2018) la Corte d’Appello confermava l’impostazione di primo grado convenendo che il concept di Kiko fosse tutelabile in forza del diritto d’autore in ragione del carattere creativo e della originalità di quest’ultimo.

Importante è rilevare che la Corte rigetta gli argomenti di Wjcon secondo cui il Tribunale aveva erroneamente considerato il progetto di arredamento di interni come disegno e opera dell’architettura ex articolo 2 n. 5 della L. 633/41, invece di considerarlo un’opera di disegno industriale ex articolo 2 n. 10 della L. 633/41.

Con riguardo al disegno industriale, la giurisprudenza ha confermato che è possibile ottenere una tutela solo con riguardo ad una valutazione oggettiva del valore artistico dell’opera (per esempio, pubblicazione dell’opera su riviste di settore, riconoscimento di premi, esposizione in mostre o musei, etc.).

Interior design e opera dell’architettura: quale differenza?

La Corte d’Appello definisce la differenza tra “interior design” e opera dell’architettura affermando che il primo attiene principalmente ai singoli elementi che compongono l’arredamento dell’interno, mentre la seconda consiste nell’aspetto complessivo dell’interno costituito dalla somma della struttura e gli arredi.

La decisione Cofemel e la tutela dell’opera dell’architettura

Anche la decisione della Corte di Appello è stata impugnata tramite ricorso in Cassazione.

La Corte di Cassazione, nella sua recente pronuncia, conferma l’impostazione dei due gradi di giudizio precedenti ponendosi in linea con l’interpretazione fornita dalla Corte di Giustizia.

Difatti, quest’ultima nella decisione Cofemel (C 683/17) ha stabilito che al fine di valutare l’applicabilità del diritto d’autore alle opere di design:

  1. il valore artistico dell’opera non rileva; e
  2. vi è tutela finché le scelte compiute dall’autore non sono necessitate da esigenze funzionali.

Similmente, la Corte di legittimità ha affermato che l’opera in questione consiste in un progetto di opera dell’architettura ex articolo 2 n.5 L. 633/41, così come affermato dalla Corte di Appello:

“un progetto o un’opera di arredamento d’interni, nel quale vi sia una progettazione unitaria, in uno schema in sé visivamente apprezzabile, che riveli una chiara «chiave stilistica», di singole componenti organizzate e coordinate per rendere l’ambiente funzionale ed armonico, ovvero l’impronta personale dell’autore, è tutelabile come progetto di opera dell’architettura […] a prescindere dal requisito dell’inscindibile incorporazione degli elementi di arredo con l’immobile, non presente nella suddetta disposizione, o dal fatto che gli elementi singoli di arredo che lo costituiscano siano o meno semplici ovvero comuni e già utilizzati nel settore”.

Pertanto, la Corte fornisce una definizione di opera dell’architettura precisando che questa consiste non solo nella mera configurazione architettonica, bensì nel connubio tra l’organizzazione dello spazio ed i suoi arredi.

Con riguardo a questa tipologia di opera, la Corte prosegue affermando che, in conformità con i principi espressi dalla Corte di Giustizia nella decisione C-683/17, un progetto o un’opera di arredamento di interni è tutelabile come opera dell’architettura purché il risultato sia originale e non derivi dalla necessità di rispondere ad un problema tecnico-funzionale, non rilevando l’effetto visivo dell’opera da un punto di vista estetico.

Opere dell’architettura e disegno industriale

La decisone di legittimità assume particolare rilievo poiché fornisce un chiaro discrimine interpretativo tra i “disegni e le opere dell’architettura” e le “opere del disegno industriale” rispettivamente ai sensi dell’articolo 2 numeri 5 e 10 della L. 633/41.

Tale distinzione rileva se si prende in considerazione che mentre per le opere dell’architettura la giurisprudenza di legittimità ha espressamente affermato che il valore artistico è irrilevante per stabilire l’applicabilità del diritto d’autore, la legge sul diritto d’autore tutela anche “le opere del disegno industriale che presentino di per sé carattere creativo e valore artistico”.

Da quanto sopra si potrebbe affermare che il principio affermato in Cofemel si estenda solo alle opere architettoniche e non al disegno industriale. Tuttavia, come su esposto, la giurisprudenza di legittimità ha stabilito che il valore artistico da determinare ex articolo 2 n. 10 L. 633/41 attenga ad una valutazione oggettiva prendendo in esame dati fattuali concreti.

Si noti che, con la decisione in esame, la Corte di Cassazione ha applicato ad un’opera di diritto d’autore (i.e. opere dell’architettura) un principio previsto dalla Corte di Giustizia per le opere di design. Si dovrà ancora attendere prima di poter ottenere una decisione nazionale che adotti il principio Cofemel anche con riguardo al disegno industriale ex articolo 2 n. 10 L. 633/41 al fine di conciliare l’impostazione europea e quella nazionale circa il requisito del valore artistico nella tutela del design sotto al diritto d’autore.

Il nostro team di esperti in materia di proprietà intellettuale e diritto d’autore supporta costantemente primari studi di architettura e di interior design nella tutela della loro creatività e sono a tua disposizione per ogni dubbio: clicca qui per contattarci.

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Nome a dominio: tutela e rapporto con il marchio

nomi a dominio

Cos’è un nome a dominio?

Ogni sito web è identificato da un codice numerico IP (Internet Protocol). Tuttavia, per facilitare l’individuazione dei siti internet, tali codici sono sostituiti da corrispondenti sequenze alfanumeriche identificate dal Domain Name System. I nomi a dominio, come i marchi, necessitano di registrazione per essere tutelati e non ne possono esistere due uguali.

Un nome a dominio è composto da tre parti:

  • la parte più a destra del dominio solitamente fornisce indicazioni circa l’area territoriale del sito (per esempio, .it; .eu., .fr; .si; etc.), oppure il tipo di attività svolta dal proprietario del sito (per esempio, .org; .com; .info; .coop);
  • la parte centrale del dominio indica il nome con cui gli utenti individuano il proprietario o l’oggetto del sito;
  • la terza ed ultima parte del dominio consiste nella sequenza delle lettere www. (World Wide Web).

La parte centrale del nome a dominio costituisce l’aspetto maggiormente rilevante poiché permette all’indirizzo IP di essere riconoscibile e memorizzabile. Per esempio, questo sito è identificato con il dominio “www.studiolap.it” dove sono chiaramente visibili le tre parti che compongono il nome a dominio, terminando con il cosiddetto Country Code Top Level Domain (LTD) “.it” che indica il territorio italiano.

La tutela del nome a dominio

Così come avviene per i marchi, per tutelare un nome a dominio questo deve essere registrato. Moltissimi siti offrono il servizio di registrazione di un nome a dominio, fermo restando che questo rispetti alcuni criteri.

Un marchio può consistere in un nome a dominio e quest’ultimo può essere costituito da un marchio. Entrambi sottostanno alla regola vigente nell’Unione Europea di “first come, first served”. Secondo questo principio il primo soggetto che procede alla registrazione acquisisce tutela per il proprio segno. Tuttavia, è necessario precisare che il marchio e il nome a dominio seguono due processi di registrazione differenti.

Se vuoi sapere di più sulla tutela del marchio online puoi leggere il nostro articolo in proposito cliccando qui.

Il nome a dominio e il marchio

Il codice della proprietà intellettuale (D. Lgs. 30/2005 – CPI) agli articoli 12 c.1 b) e 22 stabilisce il divieto di registrare come marchio, o di utilizzare come segno distintivo, un nome a dominio (registrato da terzi) in aree commerciali simili o uguali, tale da ingenerare confusione nei consumatori.

Pertanto, il nome a dominio gode di una tutela equiparata al marchio nelle fasi di registrazione e utilizzazione. Concordemente, il titolare di un dominio registrato ha diritto di chiedere la revoca della registrazione di un successivo nome a dominio o marchio che crei tale confusione (Art. 118 c.6 CPI). Anche coloro che sono titolari di un marchio registrato possono agire contro la registrazione fraudolente di nomi a dominio.

La tutela della concorrenza

Anche il codice civile, all’articolo 2598, tutela i titolari di segni distintivi, inclusi i nomi a dominio, contro attività di concorrenza sleale di natura confusoria, quali:

  • Domain grabbing: registrazione di nome a dominio uguale o simile. Si tenga presente che la mera variazione del Top Level Domain (.it; .eu; .com; .org; .net; etc.) non è considerata una variazione sufficiente ad impedire la creazione di confusione tra i domini;
  • Typosquatting: registrazione come dominio di un marchio noto contente (di proposito) un refuso o un errore di battitura;
  • Linking: collegamento ipertestuale posto da un soggetto che permette al consumatore di passare da un sito ad un altro (quello del marchio notorio);
  • Surface linking: collegamento ipertestuale che permette di passare da un sito alla home page di un altro sito (del marchio notorio);
  • Deep linking: collegamento che rimanda da un sito ad una pagina interna di un sito altrui.
  • Framing: collegamento che permette di collegare il primo sito ad un sito altrui ma di visualizzare la pagina del secondo sito (il frame) all’interno della pagina del primo sito.

L’e-commerce richiede l’affermazione del business principalmente nel mercato digitale, imponendo come passo obbligatorio la registrazione e la tutela del proprio nome a dominio. Pertanto il dominio, come il marchio, costituisce un elemento fondamentale dell’asset di proprietà intellettuale di una impresa.

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Come proteggere il brand online: consigli pratici

tutela del brand

Tutela e valore del brand

Abbiamo già parlato del valore del brand. Ma in che modo esso è influenzato dalla tutela del marchio online? Il valore del marchio e, quindi, del brand che si è creato, non consiste nella sola innovazione tecnologica, diffusione sul mercato, operazioni di marketing e riconoscibilità da parte dei consumatori.

Questi sono tutti fattori complementari ed essenziali. Tuttavia, l’aspetto da tenere presente per impedire che la propria attività perda valore, consiste in quanto segue:

  • il controllo sull’utilizzo del proprio marchio;
  • l’attiva tutela del marchio contro eventuali usi illeciti o non autorizzati da parte di terzi.  

I dati Eurostat riguardanti il mercato online (e-commerce) nel 2019 indicano che:

  • l’80% degli individui di età compresa tra 16 e 74 anni utilizza internet
  • 63% di questi acquista beni o servizi di uso personale online.

L’aumento di utenti che acquistano online rispetto al 2009 è del 17%. Tale sviluppo degli acquisti e-commerce ha determinato la necessità per gli imprenditori di trasformare i propri canali di distribuzione trasferendosi anche e soprattutto nel mercato digitale. Pertanto, così come risulta necessario tutela del brand dagli usi illegittimi sul mercato fisico, ancora più vitale, e al contempo complesso, risulta la tutela del marchio online.

Gli usi lesivi del marchio si possono differenziare in:

  • pratiche illegittime in senso stretto (es. contraffazione);
  • tutti gli altri usi online del marchio lesivi del brand.

Contraffazione

Le merci contraffate costituiscono il 3.3% del commercio internazionale con un incremento del 2.5% dal 2013 causato dalla sempre maggiore facilità e immediatezza degli scambi online. Ciò comporta la necessità di un controllo efficace circa l’impiego del proprio marchio online (es. nei marketplace o negli e-commerce).

Il danno derivante dalla vendita dei prodotti contraffatti non consiste solo nelle mancate vendite che vengono sostituite da questi prodotti. Ciò che maggiormente preoccupa gli imprenditori è costituito dal danno di immagine arrecato al business, e al marchio stesso. Da ciò deriva una riduzione di fiducia dei consumatori nel marchio risultando in una ulteriore futura diminuzione delle vendite.

Un altro fattore da tenere presente riguarda la vendita online di prodotti che:

  • siano simili ai prodotti identificato dal proprio marchio; oppure
  • riproducono elementi caratteristici del marchio essendo, quindi, confondibili con il prodotto originale. 

Pratiche scorrette

Oltre alla contraffazione, vi sono ulteriori usi illegittimi del marchio che avvengono online e di cui è necessario essere consapevoli.

Essi consistono in tutti quegli usi effettuati senza consenso volti a sviare i consumatori o a trarre indebito vantaggio dal brand originale. Un esempio è dato dall’utilizzo o registrazione di nomi a dominio uguali o simili al marchio o ad altri elementi distintivi dell’impresa utilizzati per reindirizzare gli utenti su altre piattaforme di vendita di concorrenti. Queste pratiche scorrete e lesive del marchio possono consistere, per esempio, in cybersquatting, typosquatting, domain grabbing, etc.

Per ulteriori info su queste pratiche leggi il nostro precedente approfondimento sui nomi a dominio cliccando qui.

Il brand sui social media

In aggiunta, è necessario effettuare un controllo sui social media. Oltre la metà delle persone di età compresa tra 16 e 74 anni usa Internet per utilizzare piattaforme social (es. Facebook, Twitter, Instagram o Snapchat). AI fini delle tutela del brand sui social è importnate:

  • aver assicurato la presenza del marchio online sui vari social;
  • controllare le menzioni che vengono fatte del proprio marchio online da terzi sulle piattaforme social.

Si deve tenere presente che il marchio può essere menzionato in diversi modi (es. commenti, hashtag, reindirizzi, etc.) e tramite gli account più disparati. Similmente, il marchio online può essere utilizzato inconsapevolmente da parte di altri competitor.

Se vuoi sapere di più sul valore del brand, leggi il nostro articolo su questo tema.

Tutela il marchio online aumenta il valore del brand

Con riguardo a tutte e attività online scorrette e/o illegittime quindi si può concludere che

  • determinano una riduzione delle vendite
  • rendono più difficoltosa l’esperienza complessiva di acquisto online da parte del cliente.

Gli acquisti online sono caratterizzati dalla rapidità, immediatezza e impulsività. Il semplice fatto che il sito web del brand, il marketpace oppure i prodotti siano difficilmente individuabili, comporta un sicuro reindirizzamento dei consumatori sulle piattaforme dei concorrenti che permettono un’esperienza di acquisto più rapida e agevole.

La tutela del proprio brand online non consiste in un semplice concetto astratto o in una moda temporanea. Essa rappresenta un elemento essenziale per il business per evitare che il marchio perda la sua forza commerciale. La tutela del brand non è solo per i grandi marchi e per imprese già affermate ma è importante in ogni fase della vita di un’impresa: dall’inizio fino alla sua affermazione sul mercato.

Adottare le misure e gli accorgimenti qui descritti comporterà effetti positivi sia nell’immediatezza sia nel futuro.

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Registrazione di hashtag come marchio

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Vista l’importanza sempre maggiore dell’hashtag nel marketing e nella pubblicità, la registrazione di un hashtag come marchio può rafforzare il messaggio comunicato e fare ottenere una tutela maggiore da parte delle piattaforme in cui il #MarchioRegistrato viene utilizzato.

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Il concept e l’interior design: definizione e tutela

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Valore del brand

valore brand marchio

Come si crea valore con il brand?

Prima di parlare del valore del brand occorre capire cosa debba intendersi con tale termine. Il brand (comunemente marchio o “marca”) non coincide solo con il marchio commerciale (i.e. il suo nome, logo, livello tecnologico, etc.), ma si compone di diversi elementi volti ad attribuire al marchio i valori sociali condivisi dai consumatori. Al fine di creare un brand efficace e di successo si devono compiere passi essenziali dettati dalle moderne regole concorrenziali e di mercato.

Valori del brand

Il brand deve individuare dei valori da presentare sul mercato (per esempio, lusso, ecologia, superiorità atletica, salute, etc.). Così un business presenta una propria identità per attrarre consumatori che si identificano negli stessi valori e che acquisteranno i beni per mostrare quei valori.

Nel 2018 Nike ha presentato una campagna pubblicitaria impiegando il giocatore di football Colin Kaepernick, famoso per la sua opposizione alla violenza della polizia americana. Lo spot, inizialmente criticato, ha trovato un riscontro positivo nei consumatori per i temi affrontati, mostrandosi un marchio attento alle politiche attuali. Ciò risultò in un aumento del valore del brand tradottosi in un incremento dei profitti del 10% (9.9 miliardi di dollari) rispetto all’anno precedente.

Comunicazione brand

Collegato al valore del brand, una maniera efficace per pubblicizzarlo è lo storytelling, il quale crea un coinvolgimento emozionale del consumatore verso il marchio. Modi di creare un efficace storytelling sono serie tv e spot pubblicitari, oppure, il sito web in cui si descrivono mission e valori aziendali. Tutto nella comunicazione deve trasmettere e comunicare chiaramente il valore del brand.

Il brand nei social media

Nel 2019 Instagram presenta più di 19 milioni di utenti, seconda solo a Facebook che conta 31 milioni di utenti (52% uomini e 48% donne). Da questi numeri risulta chiaro come le piattaforme social costituiscano un mezzo efficace per raggiungere un’ampia percentuale dei consumatori, mantenendo costi ridotti. In questa dimensione si inseriscono figure come gli influencers, i testimonials, i bloggers e i brand ambassadors. Questi soggetti, con diverso livello di notorietà, sono in grado di presentare i prodotti in maniera naturale raggiungendo una estesa platea di potenziali acquirenti. La notorietà del comunicatore nonché l’ampiezza e la specificità del target del messaggio sono tra le variabili che maggiormente influenzano l’incremento di valore del brand.

Attenzione però: chiunque voglia pubblicizzare i propri prodotti tramite piattaforme social deve prestare attenzione a:

  • non violare diritti di terzi (es. diritto d’immagine del soggetto raffigurato, diritto d’autore del fotografo, eventuali marchi o design raffigurati insieme al marchio del brand)
  • non commettere atti di concorrenza sleale.

Si tenga presente che i social media possono anche essere impiegati per sorvegliare l’uso del marchio online.

Il valore del brand e dipendenti

Altro ramo della valorizzazione del brand è il così detto “employer branding”. Questo consiste nelle strategie aventi l’obiettivo di presentare l’azienda come il miglior ambiente lavorativo così da attrarre nuovi talenti e mantenere quelli già presenti. In Italia il 55% dei lavoratori considera importante l’ambiente lavorativo e il 36% predilige compagnie che siano economicamente stabili. La reputazione del nome (brand) di una compagnia sul mercato incide anche sull’attrazione di nuovi talenti con conseguente aumento del tasso di ritenzione del personale e un ridotto costo nelle spese di ricerca di nuovo organico.

Valutazione del marchio e del portfolio PI (monetizzazione)

Conoscere il valore economico del brand è importante e i valori trasmessi dal marchio costituiscono, insieme ad atri elementi, parte del calcolo del valore economico del marchio, inteso come la capacità del marchio di generare reddito. In aggiunta, l’asset della proprietà intellettuale che forma e tutela il brand, può anche dare luogo a intellectual property finance. Questo significa che il proprietario di un brand può ricevere forme di finanziamento basate sul valore del brand e di tutto il portafoglio IP.

Per la determinazione del corretto valore del brand nonché per la definizione ed implementazione di una corretta ed efficacie strategia di valorizzazione del brand, anche attraverso azioni a tutela della proprietà intellettuale, è sempre consigliabile affidarsi a professionisti specializzati e che possano considerare ciascuno dei seguenti profili:

  • impostazione e tutela portafoglio IP (avvocato marchi);
  • ideazione e realizzazione IP (design e comunicazione);
  • comunicazione e vendita (sales & marketing).

I professionisti dello studio LA&P sono esperti nel diritto della proprietà intellettuale. Contattaci per conoscere il valore del tuo brand nonché le strategie per la difesa e la valorizzazione della tua proprietà intellettuale.

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